Arab Mills and Irrigation System in the Mediterranean Basin:
Study, Documentation and Protection

     
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Siti arabi del bacino del Kaggera


Al-Madarig (Castellammare del Golfo)  |   Calat Yub (Calatabo)  |   Al-Qamaq (Alcamo)  |   Al Hammaq (Castello dei Bagni)  |   Benifati (Bonifato)  |   Calatabarbaro (Segesta)  |  Calat-Al-Fimi (Calatafimi)


Al Qamaq (Alcamo)

 

Pur esistendo nell'agro alcamese numerose testimonianze di insediamenti sin dalla preistoria, è solo a seguito della conquista araba della Sicilia che si cominciano ad avere notizie certe su Alcamo.

Gli Arabi intorno all'831 d.C impegnati nella conquista di Palermo infatti occuparono come provvisorio insediamento Bunifat, punto ideale di difesa e di controllo delle zone circostanti, poi consolidata la conquista dell'isola, intorno al 972 qui gli Arabi lasciarono solo un presidio e diedero vita a valle al casale di Alqamah localizzato in zona S.Vito a sud della discesa del Santuario.

Due geografi arabi del XII sec. , Idrisi (1154) e Gubayr (1184), definirono Alcamo (Alqamah) rispettivamente "vasto casale con terre da seminare ed ubertose; ha un mercato frequentato da varie manifatture (attività artigianali)" e "durante il viaggio, passammo una notte in una borgata detta Alqamah, grande, estesa, con mercati e moschee. I suoi abitanti sono tutti musulmani".

Dagli Arabi ai Normanni fino al 1317 Alcamo fu un casale, cio'è un semplice agglomerato di case, come si desume da un documento di Federico III d'Aragona.

Alla conquista normanna di Alqamah contribuì validamente Raimondo La Tragna, al servizio del conte Ruggero conquistatore dell'isola, dal quale ne ebbe come ricompensa la signoria del paese e dei territori. A questi successe il figlio Guglielmo ed il figlio di questi Raimondo II ed infine il nipote Rinaldo

Intorno al 1243 in seguito alle guerre federiciane si ritiene che vada distrutto l'abitato posto sul Bonifato. Le popolazioni Arabe scampate al massacro ed alla deportazione scesero a valle unendosi agli abitanti dei casali divenuti poi borghi feudali (S.Vito, S.Leonardo, S.Ippolito, S.Nicolò del Vauso).

Verso la fine del sec. XIV il casale divenne una "terra", con circa seicento fuochi, (circa tremila abitanti). Durante il XIV secolo il borgo vide aumentare la sua popolazione, il suo sviluppo fu probabilmente legato al commercio granario; il "Caricatore del vallone" di Alcamo era luogo di carico per il grano, che prodotto nella terra alcamese, poi veniva esportato in molti paesi.

Nel decennio 1340-50 si cominciarono a costruire gli impianti architettonici più rappresentativi, quali la Chiesa Madre ed il Castello che iniziato dai Peralta fu poi completato dai Chiaramonte

Durante la signoria dei Ventimiglia, succeduta ai Chiaramonte, nacque l'impianto regolare della città. Furono costruiti isolati rettangolari di circa ml. 50,00 x 25,00, intervallati da strade di circa ml. 6.00 costituenti una maglia regolare a schacchiera. Due assi l'uno in senso Nord-Sud l'altro in senso Est-Ovest collegavano rispettivamente l'antico borgo S.Vito al castello e il convento dei Francescani alla Chiesa Madre. In tale impianto urbanistico di forma trapezoidale delimitato dalle mura edificate a partire dalla seconda metà del 1400 si inserirono le chiese e gli edifici pubblicie privati. Dal sedicesimo secolo Alcamo cominciò ad espandersi oltre la cinta muraria sopratutto verso ovest.

Nel 1631 il Vicerè Francesco De La Cueva eleva Alcamo per la sua importanza economiva, artistica, culturale da "terra" a "città". Alla fine del 1700 la città contava circa 13.000 abitanti, cui corrispose un'espansione urbanistica. Nel 1726 torna sotto il dominio feudale di Pasquale Enriquez de Caprera in mano a feudatari residenti stabilmente a Madrid, i conti di Modica, che governavano i loro feudi mediante governatori generali, spesso feudatari siciliani.

Tranne qualche breve interruzione Alcamo rimase sotto il dominio feudale fino al 1802, quando morta senza eredi l'ultima contessa di Modica, Maria Teresa Gaetana de Sylva, passò sotto il demanio regio dei borboni. Alcamo partecipò alle vicende che nel corso dell'1800 porteranno all'unità d'Italia partecipando ai moti del 1820, 1848 e 1860 con l'insurrezione del 6 aprile 1860 e la partecipazione di squadre dei suoi liberali alla battaglia di Calatafimi.

Nel secolo XIX la nuova situazione creatasi dopo l'unità d'Italia influì sullo sviluppo urbanistico della città , le mura vennero smantellate così pure le porte Alla fine del XIX secolo Alcamo aveva 51.798 abitanti.

(Ricerche e redazione Architetto Camillo Galante
per ARAMIS)

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